
Creo la chiave privata con l’interfaccia di amministrazione web sul server SiteGround e la scarico dentro la cartella ~/.ssh
Il nome del file non è importante ma per non confondermi fra i vari server, di solito utilizzo una nomenclatura che contiene un codice per il nome del provider (ad esempio, per SiteGround scrivo “sg” o “ns” per Netsons e così via) poi un codice per identificare il cliente (se avessi “Amazon” come cliente, utilizzerei “amz” ad esempio) poi un codice per identificare il domino del sito web o del gestionale e l’estensione (“cm” per “com”, “it” per… “it”!) tutto separato dall’immancabile trattino “-“.
Una volta scaricato, il file non ha i permessi corretti per poter essere utilizzato e quindi li imposto a 600
chmod 600 ~/.ssh/[nome_file_chiave_privata]
Aggiungo la chiave privata a quelle riconosciute dal sistema
ssh-add ~/.ssh/[nome_file_chiave_privata]
A questo punto il comando che utilizzo sempre per connettermi via SSH è il seguente:
ssh -i /home/[utente]/.ssh/[chiave_privata] -p18765 -o ServerAliveInterval=15 [nome_utente]@[host]
-p18765 è necessario per i server SiteGround in quanto rispondono alle chiamate SSH sulla porta 18765 piuttosto che su quella standard (la 22).
A volte, Netbeans per PHP, l’editor che utilizzo di solito, non riconosce la chiave e quindi la imposto in questo modo:
ssh-keygen -p -m PEM -f /home/[utente]/.ssh/[chiave_privata]